Sulle pendici del Monte Castello, all’estremità meridionale di Punta Manara, si ergono i resti silenziosi di una torre che sembra custodire secoli di storia. La sua posizione strategica domina un ampio tratto di mare, testimoniando l’importanza del luogo per il controllo e la segnalazione delle coste. Nei tempi più recenti, la torre fu utilizzata come postazione telegrafica, continuando a svolgere il ruolo di osservatorio, questa volta con strumenti moderni.
Raggiungere la torre è un viaggio immerso nella natura e nella storia: il percorso parte dal centro storico di Sestri Levante, lungo Vico del Bottone, e conduce fino a Punta Manara attraversando la suggestiva località Mandrella. Lungo il sentiero, il panorama si apre sul mare e sulle colline circostanti, preparando lo sguardo a ciò che resta della torre: un edificio a sezione circolare di dimensioni contenute, non più di tre metri di diametro.
I ruderi mostrano evidenti segni di risega nella parte superiore, suggerendo che la costruzione originale fosse più alta di quanto oggi possiamo osservare. Alcuni tratti di muratura conservano ancora residui di intonaco, testimoni della cura e delle modifiche apportate nel tempo. È difficile stabilire con certezza quando la torre fu edificata: il manufatto attuale è il risultato di interventi successivi, ma è molto probabile che un punto di avvistamento esistesse qui fin da epoca preromana. Secondo la tradizione locale, insieme alle torri della zona di Ginestra, questa postazione serviva a segnalare gli approdi vicini, creando una rete di osservazione lungo la costa.
Oggi la torre è silenziosa e in parte sommersa dalla vegetazione, ma continua a raccontare la storia di chi l’ha abitata e di chi l’ha osservata da lontano. Camminare fino a Punta Manara significa attraversare strati di storia, immaginare segnali di fumo e telegrafi, e percepire come la posizione strategica del luogo abbia da sempre legato l’uomo al mare e alla sua vigilanza.
Mariotti M., “Dal Tigullio al Bracco. Guida al Parco Naturale Regionale delle Cinque Terre”, Genova, 1996
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