Ponte sul Torrente Aveto (Alpepiana)

Sulla strada del Cifalco, tra fiume e montagna

Ai piedi di Alpepiana, il ponte che attraversa l’Aveto sorge lungo un antico tracciato commerciale noto come “strada del Cifalco”, dal nome del Monte Gifarco, sullo spartiacque tra Aveto e Trebbia. Già nel 1593 una relazione attestava il frequente passaggio di mercanti lucchesi e fiorentini diretti verso la Francia, segno di un itinerario strategico che collegava l’Appennino ligure ai grandi circuiti europei, tra carovane cariche di merci e viaggiatori in cammino verso nuovi mercati.

 

Il ponte del Principe e la volontà di Andrea IV Doria

Nel punto in cui un tempo si trovava l’antico guado detto Passo del Principe, il ponte venne eretto nel 1788 per volontà e a spese di Andrea IV Doria Pamphilj Landi, ultimo feudatario di Santo Stefano e della Val d’Aveto prima delle guerre napoleoniche. La struttura originaria, imponente e armoniosa, era composta da quattro arcate, simbolo concreto di un potere che si traduceva in infrastruttura e controllo del territorio.

 

Crollo e rinascita tra le piene dell’Aveto

Nel 1795 una violenta piena del fiume travolse il ponte, provocandone il crollo; ma la sua importanza strategica impose una pronta ricostruzione lungo lo stesso tracciato, questa volta a tre arcate, fino alla nuova inaugurazione nel 1832, restituendo alla valle un collegamento essenziale per uomini, merci e relazioni tra versanti.

 

L’edicola di Sant’Andrea: fede e memoria scolpite nel marmo

Al centro del ponte si trova un’edicola sacra con una targa marmorea raffigurante Sant’Andrea, accompagnata da un’epigrafe latina che intreccia devozione e celebrazione del committente: “Condidit Andreas / Andreas protegit alter / Nisibus iste polo / Sumptibus ille solo”, ovvero “Un Andrea mi ha costruito, un altro Andrea mi protegge: questi con la benevolenza dal cielo, quello con i soldi sulla terra”, un raffinato gioco di parole che unisce il Santo e il Principe in un’unica narrazione di protezione, potere e memoria.

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