Cappella di Sant’Antonio delle Cannate

La Cappella di Sant’Antonio Abate a Levaggi

Immersa in un castagneto tra i nuclei di Levaggi e Recroso, la cappella storicamente nota come “delle Cannate” custodisce secoli di devozione rurale. Dedicata a Sant’Antonio Abate, protettore degli animali e delle attività agricole, l’edificio, di probabile origine medievale, si inserisce armoniosamente nella tradizione delle cappelle di campagna, offrendo riparo e spiritualità ai contadini e ai viandanti lungo i percorsi di mezzacosta della Valle Sturla.

 

Architettura Essenziale e Funzione Religiosa

La cappella si sviluppa su una pianta rettangolare a navata unica di dimensioni contenute, con facciata a capanna e interno voltato che crea un’atmosfera raccolta e intima. Le pareti in pietra locale intonacata e il tetto in lastre di ardesia (ciappe) riflettono l’essenzialità costruttiva, tipica dei luoghi di culto rurali, pensata per essere funzionale e accogliente senza rinunciare alla solida durata nel tempo.

 

Il Ritrovamento di un Tesoro Nascosto

Un recente restauro ha portato alla luce un vero gioiello storico-artistico. Durante la rimozione di una grande tela seicentesca raffigurante la Vergine con Gesù Bambino e i santi Antonio, Egidio, Rocco e Anna, è emerso sull’abside un palinsesto decorativo precedente, rimasto celato per secoli. L’affresco, databile alla prima metà del XV secolo, rappresenta una Madonna del Latte tra i Santi Antonio ed Egidio, con una qualità esecutiva rara per la Valle Sturla, testimonianza della committenza prestigiosa e della vitalità religiosa ed economica del tardo Medioevo.

 

Sant’Egidio e la Funzione di Sosta dei Pellegrini

La presenza di Sant’Egidio, patrono degli eremiti e dei pellegrini, sottolinea il ruolo della cappella come stazione di sosta lungo gli itinerari che collegavano la valle ai passi appenninici. Il rinvenimento conferma l’importanza della struttura non solo come luogo di culto, ma anche come punto di accoglienza per i viaggiatori medievali.

 

Dall’Occultamento alla Rinascita

L’affresco fu probabilmente nascosto per volontà normativa del Concilio di Trento. Documenti dei fratelli Remondini raccontano della visita apostolica di Monsignor Bossio, Vescovo di Novara, che ordinò l’imbiancatura delle pareti, ritenendo le immagini preesistenti non conformi ai severi canoni estetici e dottrinali della Controriforma. Oggi, il tratto raffinato e la persistenza dei pigmenti, nonostante l’umidità di risalita, aprono nuove prospettive di studio sulla cultura figurativa quattrocentesca della Valle Sturla e rendono il restauro dell’intero complesso una priorità per la tutela del patrimonio ligure.

Fonti

https://primaillevante. it/attualita/quellaffresco-nascosto-da-almeno-500-anni-in-unantica-cappelletta-in-valle-sturla/
https://fondoambiente.it/il-fai/grandi-campagne/i-luoghi-del-cuore/comitati/1439

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