L’Abbazia di Borzone rappresenta il monumento di maggior pregio storico-artistico dell’entroterra ligure di Levante. Eretta in posizione dominante su una grande terrazza naturale, l’abbazia segna il paesaggio con la possente mole della torre campanaria, che si innalza tra i volumi compatti della chiesa e dei corpi conventuali. La sua presenza monumentale non è solo architettonica, ma anche simbolica: un punto di riferimento visivo e spirituale che da secoli caratterizza il territorio circostante.
Le radici del complesso precedono le attestazioni scritte e rimangono avvolte in un affascinante alone di incertezza storica. Le ipotesi spaziano da una primitiva origine castrense tardoromana a una fondazione bobbiese del VII secolo o longobarda. Alcuni studiosi riconoscono nel celebre atto del 17 giugno 1184, con cui l’arcivescovo di Genova affidò il cenobio ai monaci alverniati della Chaise-Dieu, il carattere di una vera e propria fondazione ex-novo, segnando una svolta decisiva nella storia dell’abbazia.
Sotto il patronato della famiglia Ravaschieri, l’abbazia conobbe il suo periodo di massimo splendore, esercitando importanti funzioni di cura animarum e di battistero. In questa fase di rinascita, l’abate Alessandro Ravaschieri commissionò nel 1484 il celebre polittico di Giovanni Barbagelata, capolavoro del Rinascimento ligure oggi conservato a Chiavari. L’opera divenne il simbolo del ritorno della comunità monastica al cenobio dopo i disordini che avevano segnato il XV secolo.
Dal punto di vista architettonico, la chiesa dell’abbazia costituisce un unicum per il suo singolare paramento murario. Le facciate appaiono come un arazzo “disegnato”, caratterizzato da un doppio ordine di specchiature scandite da arcature cieche e cornici in mattoni a dente d’ingranaggio. L’arcaicità del progetto è confermata dall’aula primitiva priva di finestre laterali, poiché lo sfalsamento della decorazione rendeva impossibile l’apertura di varchi. La torre campanaria, alta 25 metri, deve la sua imponenza al basamento in grandi conci bugnati, apparato che prosegue nel rialzamento del 1244 voluto dall’abate Gerardo, per poi lasciare spazio al mattone nella cella campanaria.
Oltre all’edificio sacro, il complesso si articola in altri corpi di grande interesse. L’edificio meridionale, oggi adibito a canonica, conserva una cantina medievale integra; le sue murature presentano un apparato regolare di grosse bozze di arenaria, lavorate a punteruolo e martellina, del tutto analoghe alle strutture certosine francesi del XII secolo. Un secondo corpo, posto a oriente e oggi utilizzato come casa colonica, chiude il nucleo abbaziale insieme ai resti del chiostro. Questi edifici conservano tracce delle antiche strutture monastiche e militari, testimoniando un sito capace di fondere culture architettoniche diverse in un organismo monumentale coerente.
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