La costruzione delle fasce liguri

Nel passato l’agricoltura ligure è stata caratterizzata dalla conquista delle terre marginali montane e collinari, in conseguenza della crescita demografica, dell’organizzazione e della colonizzazione delle campagne.

Le terrazze sostenute dai muri a secco occupano aree molto vaste, ancora ben visibili sulla costa e più nascoste nell’entroterra, dove spesso sono celate da macchia e boschi o rimosse da frane che ne hanno cancellato l’esistenza. Il terrazzamento è comunque pressoché continuo ed è stato realizzato da squadre di contadini-manovali che per secoli hanno seguito la stessa procedura costruttiva.

Le tecniche erano state perfezionate in tempi remoti fino a giungere ad un complesso di ingegneria popolare di grande valore che, i disegni qui presentati, definiscono nei diversi passaggi. La ricerca si è svolta anche grazie all’osservazione, alla ricostruzione della memoria collettiva e alla consultazione delle tonti scritte

La PRIMA TAVOLA illustra la ricerca di un luogo dove poter costruire un  nuovo domestico, il terreno adatto alla costruzione di fasce. lI domestico era così chiamato perché contrapposto al selvatico, terreno occupato dalla silva, e tale classificazione risale perlomeno al medioevo, quando li colono, o il proprietario di un fondo boschivo, poteva decidere di creare un nuovo podere (il manso medievale).

Il bosco raffigurato vuole essere tipico dell’entroterra ligure di Levante e può essere composto da querce, roveri, carpini e frassini su pendii ragguardevoli

Questi pendii terminavano in dirupi soggetti all’azione erosiva di brevi corsi d’ acqua a carattere torrentizio.

Costruzione delle fasce. Tavola 1. Illustrazione di Renata Allegri, tratta da Allegri R., “Il paesaggio ligure, un mondo di pietra, la costruzione dei terrazzamenti”, Regione Liguria-Assessorato alle Politiche dell’Agricoltura e dell’Entroterra, Genova, De Ferrari&Devega, 2003

Nella SECONDA TAVOLA entra in scena al “squadra”: gruppo di operai-contadini giornalieri, alcuni dei quali specializzati nella costruzioni in pietra a secco, altri con la funzione di manovali addetti al trasporto del materiale e alla bonifica del bosco.

La fase iniziale dell’opera comporta la costruzione delle maxee (dal latino maceria), argini poderosi con la doppia funzione di contenimento per il corso del torrente e di costituire una base di sostegno per i terrazzamenti che saranno costruiti successivamente. La regimazione delle acque e la regolarizzazione del drenaggio esterno del campo terrazzato saranno fondamentali per la sua conservazione. Nel frattempo si libera il terreno dagli affioramenti rocciosi (schëuggi) o dai blocchi, frantumandoli e utilizzando le pietre scheggiate.

Costruzione delle fasce. Tavola 2. Illustrazione di Renata Allegri, tratta da Allegri R., “Il paesaggio ligure, un mondo di pietra, la costruzione dei terrazzamenti”, Regione Liguria-Assessorato alle Politiche dell’Agricoltura e dell’Entroterra, Genova, De Ferrari&Devega, 2003

Nella TERZA TAVOLA si avvia al costruzione progressiva dei terrazzamenti, sono eseguiti gli scassi del terreno e, tramite grandi setacci, si separa dal materiale ricavato la terra dal pietrame: quest’ultimo sarà utilizzato come riempimento per parte più profonda dello scavo e servirà come drenaggio per le infiltrazioni idriche esterne, che potrebbero distruggere la terrazza se non fosse in grado di sostenerle. La terra setacciata è invece distribuita in uno strato superiore profondo 50 cm circa (osservando la sezione laterale del disegno si notano le diverse stratificazioni del materiale che, rispetto ala situazione iniziale presentata nel primo quadro, è decisamente maggiore e meno suscettibile di dilavamenti). La costruzione degli argini è terminata e il sistema è ormai protetto da eventuali piene, inoltre l’acqua Interna è regolarizzata da una leggera pendenza delle terrazze proprio verso il lato dove scorre il corso d’acqua regimato.

Costruzione delle fasce. Tavola 3. Illustrazione di Renata Allegri, tratta da Allegri R., “Il paesaggio ligure, un mondo di pietra, la costruzione dei terrazzamenti”, Regione Liguria-Assessorato alle Politiche dell’Agricoltura e dell’Entroterra, Genova, De Ferrari&Devega, 2003

QUARTA TAVOLA: fase terminale della costruzione. Il sistema è qui pressoché definito e li versante è quasi completamente terrazzato e sostenuto da muri alti tra i due e i tre metri, con ripiani larghi dai tre ai cinque metri. Si individuano nel disegno due diversi tipi di accessi ai coltivi (a lastre sporgenti e a camminamento) e la costruzione di una casella per il ricovero degli attrezzi. Nella tessitura dei muri a secco si evidenziano del corsi di pietre disposti a spina di pesce. Queste differenziazioni e particolarità, che caratterizzano la geometria delle terrazze, sono frequenti e possono essere tipiche anche di piccole aree.

Una parte della squadra trasporta terreno fertile alloctono prelevato dal bosco (con le corbe portate a spalla e appoggiate sopra sacchi), per incrementare lo strato di terra coltivabile nelle terrazze disposte in alto, dove non è più sufficiente utilizzare il materiale proveniente dallo scasso.

Costruzione delle fasce. Tavola 4. Illustrazione di Renata Allegri, tratta da Allegri R., “Il paesaggio ligure, un mondo di pietra, la costruzione dei terrazzamenti”, Regione Liguria-Assessorato alle Politiche dell’Agricoltura e dell’Entroterra, Genova, De Ferrari&Devega, 2003

La QUINTA TAVOLA presenta il domestico ultimato. Per la sua costruzione sono occorsi circa due mesi di lavoro collettivo svolto prevalentemente durante la stagione invernale, ma la manutenzione del sistema diverrà un impegno secolare che coinvolgerà intere generazioni di contadini. lI terrazzamento è, adesso, la struttura portante del paesaggio agrario e segue la trama sottile delle isoipse, persino sui versanti più impervi. La vigna disposta in filari a perimetro delle fasce ha una funzione che può essere anche di protezione al coltivato. Nel disegno si è cercato di evidenziare anche le differenze cromatiche con il bosco che è sopravvissuto: la squadra di uomini ha trasformato completamente l’ambiente.

lI terreno illustrato e utilizzato come campione ha un’estensione di circa 300 mq, che il contadino riusciva a coltivare da salo, necessario quindi al sostentamento di un’unica famiglia se utilizzato con colture orticole stagionali che producevano prodotti freschi, altrimenti poteva essere destinato alla coltivazione specializzata di segale, spelta e miglio (in epoca moderna spesso sostituiti dalla coltura della patata e del mais), con altri appezzamenti simili.

Costruzione delle fasce. Tavola 5. Illustrazione di Renata Allegri, tratta da Allegri R., “Il paesaggio ligure, un mondo di pietra, la costruzione dei terrazzamenti”, Regione Liguria-Assessorato alle Politiche dell’Agricoltura e dell’Entroterra, Genova, De Ferrari&Devega, 2003

Nella SESTA TAVOLA sono visibili le prime conseguenze dell’abbandono. Rispetto alla precedente, dove si nota la differenza fra il terreno artificiale delle fasce e quello naturale del bosco, i due ambienti appaiono ormai confusi. Il danno è infatti avviato: le fasce abbandonate tendono a sviluppare una vegetazione parassita spontanea fra cui prevalgono rovi (rubus spp, erica arborea e felce aquilina) più frequenti se il terreno è esposto. Nel frattempo l’erosione della maxea da parte del torrente e delle acque di superficie ha formato una microfrana che toglie stabiità alla costruzione.

Nel momento in cui il domestico non è più utilizzato, non è più in grado di sopravvivere da solo, proprio perché dipende dalle azioni dell’uomo che lo ha trasformato. Gli spazi terrazzati possono cosi subire un alto degrado che porta alla loro scomparsa.

Costruzione delle fasce. Tavola 6. Illustrazione di Renata Allegri, tratta da Allegri R., “Il paesaggio ligure, un mondo di pietra, la costruzione dei terrazzamenti”, Regione Liguria-Assessorato alle Politiche dell’Agricoltura e dell’Entroterra, Genova, De Ferrari&Devega, 2003

La SETTIMA E ULTIMA TAVOLA mostra a quali estreme conseguenze può giungere la mancata tutela del territorio, perchè il terreno è privo di protezione. Le terrazze costituiscono infatti la forma più efficace di controllo del processi erosIvI.

Oltre al visibile pericolo della grande frana, ne esistono altri: il bosco è danneggiato, soprattutto da formazioni vegetali spontanee come la clematis vitalba. Se, precedentemente alla costruzione, li bosco possedeva un suo climax (se si trattava, ad esempio, di bosco misto), avrebbe potuto riappropriarsi del terreno incolto, in particolare con la lecceta, se invece si trattava di un castagneto domestico quest’ipotesi è meno probabile. Per al tutela dell’intero territorio, l’interazione dell’uomo con l’ambiente era nel passato intensa e varia a tal punto da aver reso complessa anche la trasformazione del manto vegetale. Questa forma di dipendenza si è evoluta con conseguenze che sono visibili soprattutto nelle diverse fasi dell’abbandono, che rendono le aree vulnerabili ad altri processi di degradazione: la mancata cura del sottobosco può favorire, infatti, il divamparsi di incendi.

Costruzione delle fasce. Tavola 7. Illustrazione di Renata Allegri, tratta da Allegri R., “Il paesaggio ligure, un mondo di pietra, la costruzione dei terrazzamenti”, Regione Liguria-Assessorato alle Politiche dell’Agricoltura e dell’Entroterra, Genova, De Ferrari&Devega, 2003

Fonti

Allegri R., “Il paesaggio ligure, un mondo di pietra, la costruzione dei terrazzamenti”, Regione Liguria-Assessorato alle Politiche dell’Agricoltura e dell’Entroterra, Genova, De Ferrari&Devega, 2003

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