L’ardesia è uno dei tre elementi distintivi del Tigullio, insieme agli ulivi e al mare. La sua origine risale a un limo finissimo depositatosi sul fondo marino settanta-sessanta milioni di anni fa, durante l’era dei dinosauri. Quando viene estratta e lavorata, il suo colore richiamato alla luce ricorda quello delle profondità marine, un azzurro intenso vicino al nero.
La lavorazione dell’ardesia ha radici antiche, risalenti ai Tigulli, una popolazione ligure che già nell’ottavo secolo a.C. sfaldava la roccia per ricavarne lastre, dette tégule. Successivamente, i lapicidi medievali utilizzarono l’ardesia per costruire edifici come il palazzo dei Fieschi a San Salvatore. Oggi, l’ardesia è impiegata in nuove opere d’arte, oggettistica minuta e arredi per la casa.
Le prime attività estrattive dell’ardesia avvenivano a cielo aperto, utilizzando picconi, cunei e mazze. Le lastre ottenute venivano usate principalmente per la copertura degli edifici vicini. Con l’aumento della domanda, si passò all’estrazione sotterranea, utilizzando tecniche come il metodo “a cielo” (o “a tetto”) e il metodo “a terra” (o “a soglia”). Il metodo “a cielo” venne ampiamente utilizzato nelle più antiche cave dell’area di Cogorno e prevedeva il distacco dei blocchi dall’alto verso il basso. La tecnica “a terra”, preferita successivamente e più utilizzata nelle cave di Fontanabuona, procedeva a distaccare i blocchi in basso, ossia a terra, per poi sollevarli con leve e palanchi.
In Valfontanabuona, l’industria dell’ardesia beneficiò dell’introduzione della corrente elettrica e delle tagliatrici a catena a partire dal 1948. Queste macchine permisero di estrarre blocchi di dimensioni standard di 1,20 x 2,40 x 1,00 m, sebbene queste potessero variare in base alla struttura della roccia. La meccanizzazione ha portato a diverse tecniche di coltivazione, come l’estrazione con pilastri di sostegno o la coltivazione a pozzo per bancate con pendenze maggiori di 45°.
L’ardesia di Fontanabuona è nota per la sua capacità di essere lavorata in lastre sottili, ampie e resistenti, ideali per lavagne scolastiche e piani da biliardo. Quest’ultimo settore rappresenta il 70% della produzione totale e i prodotti vengono esportati in Nord America (55%), Asia (15%), Australia (5%), Europa (20%) e altri paesi (5%).
Il ciclo di produzione dell’ardesia, dalla sua estrazione alla lavorazione, ha subito notevoli trasformazioni tecnologiche e industriali. Questi cambiamenti hanno permesso di migliorare l’efficienza e la qualità dei prodotti, posizionando l’ardesia della Valfontanabuona come un’importante risorsa economica e culturale. La valorizzazione turistica delle aree estrattive rappresenta una via per la salvaguardia ambientale e la promozione del patrimonio storico-culturale della regione.
Brandolini P., Lagomarsino R., Nicchia P., Terranova R., “Recupero e valorizzazione turistica di emergenze geomorfologiche ambientali e storico-culturali nelle aree delle ardesie interessate da attività estrattive nell’Appennino ligure”, in Terranova R., Brandolini P., Firpo M. (a 76c. di), “La valorizzazione turistica dello spazio fisico come via alla salvaguardia ambientale”, Bologna, Pàtron Editore, 2005.
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